Prof. Van Hier

Gioacchino Hierschel de Minerbi

Casa Hierschel de Minerbi, Palazzo Rossoni


Allegati:

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Anno: 1833
DTMM Motivazione cronologia: Bibliografia
Natura: fabbricato
Bene parte di un complesso: no
Comune: FVG/Ts/Trieste/ 34100
Den. stradale - Indirizzo: Corso Italia, 9/Via degli Artisti, 6
Coordinate Gauss-Boaga: 2424419, 5055880
Anagrafico: Città Vecchia, 1110/Città Vecchia, 1117
Tavolare: Trieste/ P.T. 657/Trieste/ P.T. 658/Trieste/ P.T. 1001
Catastale: Trieste/ F.M. 17/ 2639/Trieste/ F.M. 16, 17/ 2640/Trieste/ F.M. 16/ 2642
Confinanti: Trieste/ F.M. 16/ 2641/ sub 1/Trieste/ F.M. 17/ 2731/1/Trieste/ F.M. 17/ 2731/2
Altri elementi di confine: Corso Italia/Via degli Artisti
Uso attuale: Residenziale - abitazione/Commerciale - negozio/Ristorazione - bar
Interesse culturale: Vincolo diretto BB AA PP
L. 1089-1939 (art. 71): D 25-07-1956/ N 01-08-1956/ DT 11-08-1956/ DT GN 3115-56
Destinaz. urbanistica attuale: AO - Centro Storico
Descrizione storica: L'edificio venne realizzato nel 1833 su progetto di Antonio Buttazzoni per Mosè Hierschel, ricco mercante triestino.
L'aspetto attuale del palazzo non corrisponde a quello originario essendo stato rimaneggiato più volte tra la fine del XIX e la metà del XX secolo. Il progetto del Buttazzoni prevedeva solo due piani e un pianterreno a bugnato con unica entrata centrale a volta. Al 1891 risale l'innalzamento progettato da Giovanni Battista Dreina, un attico arretrato rispetto alla facciata con una veranda vetrata che ospitò lo studio fotografico dei Wulz dal 1868 fino al 1981. L'intervento più pesante è stato lo sventramento del 1951, commissionato dal proprietario, il commerciante triestino Vittorio Rossoni, per la creazione al pianterreno di una moderna galleria con negozi su progetto dell'architetto Riccardo Melan.
Attualmente l'edificio ospita al pianterreno diverse attività commerciali e magazzini e ai piani superiori appartamenti.
Descrizione Morfo-tipologica: La struttura, a pianta trapezoidale, è costituita da quattro livelli fuori terra. Al pianoterra galleria passante da Corso Italia a Via degli Artisti.
La facciata principale presenta al pianterreno un passaggio aperto caratterizzato da archi a tutto sesto sostenuti da pilastri con rivestimento in pietra.
Al primo piano si aprono quattro fori finestra con timpano triangolare. Al centro un balcone con balaustra in pietra su cui si apre una porta-finestra.
Il secondo livello presenta cinque fori finestra con cornici lineari aggettanti. A coronamento un eleganti cornice a triglifi.
L'ultimo piano è caratterizzato da una terrazza a balaustra continua, con attico e veranda a vetri.
L'edificio risulta importante anche la decorazione degli interni.
Dal pianterreno si accede ai piani superiori attraverso una scala marmorea, a due rampe parallele, che presenta balaustra e colonne ioniche e una fascia di stucchi decorativi lungo il bordo superiore delle pareti.
Al primo piano si trova un ampio atrio rettangolare con pavimento a riquadri di marmo grigio chiaro e nero, decorato da semicolonne ioniche in marmo e da lesene con capitelli a foglie di acanto. La sala più importante del piano nobile è decorata da riquadri raffiguranti paesaggi fantastici da Lorenzo Scarabelotto. Intarsi in legno e madreperla caratterizzano il pavimento. Le stanze che affiancano il salone centrale presentano decorazioni a monocromi e cornici in stucco.
Il secondo e terzo piano, ampiamente rimaneggiati, sono destinati ad uso abitativo.
Dall'appartamento del terzo piano si accede al sottotetto, alle due stanze sopraelevate e alla veranda.
Elementi decorativi: Altro, vedi Descrizione elementi
Desc. el. decorativi: FREGIO (esterno):
Fregio decorato da triglifi a coronamento della facciata
BALAUSTRA (esterno):
Parapetto con balaustra in pietra a livello del primo piano e dell'attico
Dati verificati al: 23-06-2005/ Inserimento dati Soprintendenza, allegati e descrizione storica,10-01-2006/ Integrazione allegati, 08-05-2006/ Revisione dati identificativi e descrizione
Fonti: Trieste: l'architettura neoclassica, Trieste, 1988
D. Gioseffi, Lorenzo Scarabelotto, in Il Giornale di Trieste, 3 giugno 1950
L. Amodeo, I pittori Giuseppe Gatteri padre e Lorenzo Scarabelotto, Trieste, 1951
L. Franzoni, La casa della Galleria Rossoni, in La Porta Orientale, XXI, 1951, p. 220-221
L. Tull Zucca, Architettura neoclassica a Trieste, Trieste, 1974
S. Rutteri, Trieste. Storia ed arte tra vie e piazze. Da San Giusto ai borghi nuovi, Trieste, 1981
E. Godoli, Trieste, Bari, 1984
L. Ruaro Loseri, Guida di Trieste. La città nella storia nella cultura e nell'arte, Trieste, 1985
M. Zocconi, Edifici notevoli della Regione Friuli-Venezia Giulia. Trieste. La città nuova e il Borgo Teresiano, Trieste, Università degli Studi di Trieste, 1986
E. Guagnini, I. Zannier, a cura di, La Trieste dei Wulz: volti di una storia: fotografie 1860-1980, Firenze, 1989
CMPN Compilatore: Collavizza Isabella
 

 
  Vedi anche 
Friuli-Venezia Giulia. Trieste. Palazzo Hierschel.

Precenicco

Gli Hierschel de Minerbi

Nel 1832 gli eredi del conte Antonio Cassìs Faraone vendono la loro tenuta di Precenicco a Moisé Hierschel triestino. Comincia quindi lo spezzettamento patrimoniale dei Cassìs, dovuto a varie vicende e mutate stagioni storico-commerciali nonché alla sua numerosa discendenza. Gli Hierschel subentreranno anche nella proprietà del "Teatro Nuovo" di Trieste (1835), che poi, diventerà proprietà della città dell'alabarda nel 1861, con il nuovo titolo di "Teatro Comunale di Trieste". Gli Hierschel che erano di religione israelita, provenivano dal porto di Amburgo e, con un loro Joachim Hierschel, stabilirono la loro sede di affari, a Trieste, attorno al 1750, probabilmente per le franchige concesse al "porto franco" giuliano ed alla relativa libertà di domicilio ed attività concesse dalla monarchia austriaca agli ebrei, nel loro impero. Joachim commerciò prevalentemente in tessuti e venne nominato dalla imperatrice Maria Teresa, con un privilegio del 15 giugno 1770 "Hoffaktor", carica nella quale succedeva al suo correligionario Marco Levi. Hierschel, quale rappresentante della comunità israelitica triestina, venne inviato alla corte di Vienna con il compito di fare ridurre la tassa stabilita per la consegna del diploma sanzionante un diverso trattamento per I triestini di religione ebraica, concesso dall'imperatrice Maria Teresa il 19 aprile 1771. Joachim Hierschel ricoprì ripetutamente la carica di capo della collettività ebraica di Trieste.
Nel 1779 riuscì ad avere la facoltà di abitare fuori del "Ghetto" triestino, cosa mai concessa prima di allora, ed acquistò alcuni immobili nel centro della città giuliana. La sua molteplice attività commerciale ed amministrativa continuò con successo sino alla sua morte avvenuta nel 1794. La fiorente attività continuata dai figli, ed in particolare da Moisé Hierschel che comperò diversi beni dagli eredi Cassìs Faraone, tra i quali, come abbiamo detto, anche il possedimento precenicchese.
Nel 1881 il figlio di lui, Leone Hierschel, muore e lascia erede Clementina de Minerbi. Il 17 dicembre 1905 muore Clementina de Minerbi testando a favore del figlio, conte ing. Lionello Hierschel de Minerbi. Si comprende in questo modo del come sia nato il cognome Hierschel de Minerbi. Lionello Hierschel de Minerbi prese molto a cuore la sua residenza, ristrutturandola secondo i canoni romantici facendone un luogo assai suggestivo arricchendolo con un vasto giardino progettato da un architetto non comune, lo Jappelli, questo sta a dimostrare con quanto dispendio di mezzi e con quanto gusto il conte Lionello avesse illeggiadrito la sua dimora in riva allo Stella.
Il conte Lionello Hierschel de Minerbi eletto deputato al parlamento di Roma per il collegio Palmanova-Latisana nelle legislature 1909-1919 (XIII-XXIV), fu un attivo esponente della imprenditorialità triestina ed, in campo immobiliare-agricolo, nella nostra Bassa Friulana.
Negli anni precedenti al primo conflitto mondiale gli Hierschel continuarono il lavoro di ristrutturazione della loro tenuta, con canalizzazioni, arginature, disboscamenti.
Il nome degli Hierschel resta legato alla vastissima bonifica della cosiddetta "Valle Hierschel" che diede lavoro a generazioni di braccianti e che precorse la radicale bonifica degli anni venti e trenta che redense dalle paludi la plaga acquitrinosa tra il comprensorio latisaneseprecenicchese-palazzolese ed il mare.
Fu dopo la prima guerra mondiale che gli Hierschel se ne andarono da Precenicco.
Così finì l'epoca ancora ed in qualche modo ancorata alla fisionomia feudal-imperiale del possedimento di Precenicco.

Luigi Bignami e la società Beni Rustici
Può essere stabilito che il momento magico che aveva unito per quasi un secolo la tenuta di Precenicco ed il casato degli Hierschel de Minerbi sia finito in quel tragico giorno del 1917, quando il loro palazzo padronale fu dato alle fiamme dagli invasori.
La credenza popolare vide in questo triste evento il segno della punizione divina, per il fatto che gli Hierschel de Minerbi avevano costruito la loro dimora sulla antica chiesa di Santa Maria Gerosolimitana, vetusto edificio religioso eretto per la "commenda" dei cavalieri tedeschi.

Nel mese di settembre del 1920 il conte Alessio Brìan acquistava dagli Hierschel l'intera tenuta di Precenicco, ma solo un mese dopo, nel corso della visita alla sua nuova proprietà, perdeva la vita in un banale incidente. Anche in occasione di questo infausto accadimento il popolo vide la prosecuzione della maledizione divina legata a questa proprietà.
L'erede fu il cav. Luigi Bignami, che costituì assieme all'avv. Bolchini

Precenicco: Nino Agostinetti GIARDINI MASSONICI DELL’OTTOCENTO VENETO

Una breve storia della villa.


Nel 1832 Moisè Hiesrchel comprava dagli eredi del conte Antonio Cassis Faraone la proprietà terriera di Precenicco. La famiglia Hierschel , israelita trasferitasi da Trieste ad Amburgo verso la metà del ’700 commerciava in tessuti, avendo grandi possibilità economiche. L’ultima erede, Clementina de Minerbe, (si spiega così il nome della villa) moglie di un Hierschel moriva nel 1905 lasciando sue erede il figlio conte Ing. Lionello Hierschel de Minerbe(13)


Villa Hierschel dei Minerbi a Precenicco (incisione di Viola, Mortegliano).


Questi, deputato alla Camera per il Collegio di Palmanova (1909-1919)(14) abbelliva la casa modificandone le vecchie strutture e costruendo la cosiddetta Villa Svizzera nel parco abbastanza ben curato. Nel resoconto del Congresso di Latisana del 1912 della Deputazione di Storia Patria per il Friuli, il segretario Suttina così relazionava a proposito del parco: “… Viali senza fine capricciosamente ricorrentesi … gruppi d’alberi d’ogni specie, con armonioso gusto disposti, cui lo Stella sinuoso, che al lato gli scorre vale ad accrescere l’aspetto meraviglioso, fantastico. Un’elegante casetta svizzera, fra due pittoresche macchie d’alberi graziosamente s’eleva”(15).
Jappelli, “servendosi” dello Stella non solo come irreale scenario del parco, ma anche utilizzando piccoli canali derivati dal fiume, aveva creato tre piccoli laghetti, su un rudere di un piccolo torrione medioevale, come già studiato nel suo “esilio” lombardo a Tradate nel giardino Sopranzi, aveva studiato una torre ottagonale(6) la Torretta / Gloriette.
Praticamente sulla “rovina” templare – come quelle tanto amate dal Pindemonte – si innestava una nuova costruzione dove Jappelli poteva dimostrare la sua fantasia come già era successo nella Cappella dei Templari di Saonara con “rovine” della chiesa padovana di S. Agostino o del castelletto ottocentesco del parco di villa Salom ad Albignasego con reperti del secolo XIV.
D’altro canto il “rovinismo” ottocentesco, cioè “... Il legame tra le false rovine e il giardino dimostrerà un punto chiave per l’evoluzione dell’architettura verso forme eclettiche, avendo in comune come tema centrale, il rapporto – uomo –natura, che si ritrovera nella cultura e nella poetica dei primi decenni dell’Ottocento(16).
Tornando alla torre, si saliva con una scala a chiocciola e la luce arrivava attraverso una bifora neogotica a 8 lati ; si giungeva a una terrazza con merli: il tutto nello stile eclettico proprio del nostro architetto. Cercando un richiamo
massonico, l’attenzione si ferma sulla bifora a 8 lati : otto come otto sono divise le sfere celesti, non dimenticando che già Jappelli aveva adoperato questo numero nella sala ottagonale del caffè Pedrocchi(17).
Si è parlato di acqua; il giardino sulla sponda del fiume Stella era un “poema vegetale”: Jappelli utilizzava lo scorrere dell’acqua in “senso cavalleresco, medioevale” sempre in simbiosi con la villa ma soprattutto con la campagna circostante, fitte di piante caratteristiche della Bassa Friulana come salici, ontani, sambuchi. In più la classica montagnola con antichi, originali reperti in pietra, allora facilmente reperibili in quanto provenienti dalla vicina romana Aquileia.
Villa e parco subirono gravi danni durante la guerra 1915 / 1918 “Il parco di villa Hierschel dei Minerbi venne gravemente danneggiato durante l’occupazione tedesca di Precenicco seguita alla rotta di Caporetto del 1917 tanto che la villa venne incendiata e persino le cancellate asportate per venire rifuse”.
La famiglia aveva pertanto abbandonato il paese già all’inizio della guerra, e nel 1922 vendette l’intera proprietà immobiliare e fondiaria alla famiglia lombarda Bignami a mezzo della ditta da Luigi Bignami diretta, denominata “beni rustici, azienda agricola”.
Gli immobili subirono allora grandi rimaneggiamenti: la villa non fu ricostruita, e la famiglia Bignami prese a risiedere presso un altro edificio costruito già dagli Hierschel al margine nord della proprietà, in stile cottage svizzero da cui il nome Casa Svizzera Sorsero edifici ad uso uffici nel centro della corte, sui limiti del giardino, mentre vennero mantenute le scuderie pressoché contigue”
“La filanda costruita dagli Hierschel a fine ’800 divenne magazzino e quando il grande terremoto colpì l’intero Friuli nel 1976 la danneggiò in parte, venne trasformata ad uso residenziale per il personale in servizio presso la famiglia e l’azienda agricola” Erede della famiglia Bignami, l’attuale proprietario di tutto il complesso non ha mai aperto il parco alle visite … Non ha provveduto ad alcuna opera di ripristino e la torretta”Gloriette”parte integrante del disegno di Jappelli per questo parco, decorata con affreschi di soggetto mitologico è ormai un rudere: sono poi stati interratiprogressivamente tutti i fossati che percorrevano il parco ed eliminati i relativi ponticelli.
In buona sostanza il parco ha lentamente perso ogni connotazione peculiare ed è diventato il semplice, seppur grande e bellissimo, (con alcune piante secolari) parco in riva al fiume Stella, asservito alla nuova villa che il proprietario ha realizzato alcuni anni fa nelle ex scuderie dopo avere demolito la Casa Svizzera”(18).
Ricordiamo il parco di Procenicco come “... l’ultima opera verde di Jappelli … tra resti della torre e nelle parti dei bastioni…, che ancora si possono individuare nella vegetazione spontanea”(19).
* * *
(13) M.GB. ALTAN, Precenicco – I cavalieri teutonici – Le sue vicende e la sua comunità, Bib.,
Udine, 1992, pp. 139-160. G. BUCCO. L’attività friulana di Juseppe Jappelli, in “Jappelli e il suo
tempo” II, Padova, pp. 617-630. Per un aspetto degli Hierschel triestini: G. GRASSO, Il salotto
degli Hierschel de Minerbe nella Trieste dell’Ottocento, Treviso, 2000. Ricordiamo che in Friuli
Jappelli era anche l’autore del palazzo Antivari – kechlerdalla facciata neoclassica (1833).
(14) L’Ing. Lionello Hierschel era deputato per il Collegio di Palmanova dal 1909 dal 1919.
(Almanacco Italiano, Firenze 1915, p. 181).(15) M. GB. ALTAN, Precenicco... pp. 143-144 - n. 6.
(16) G. RALLO, Rovinismoe neogotico nel giardino :dal sublime all’eclettismo, in “M.
LEVORATO - G. RALLO, Torre e grotta: Mito e giardino) Il Belvedere di Mirano in Venezia 1999,
pp 65, c. 78. Vedi anche Cap III.
(17) Il numero 8 offre interesse come valore simbolico. Oltre all’ordinamento cosmico, spesso
la fonte battesimale è ottagonale, è un numero forse meno importante del 3 o del 7 ad esempio
ma sempre significativo.(18) Da una lettera del Comune di Procenicco – Assessorato alla Cultura – dr. EDI POZZETTO
in data 8 Agosto 2005.
(19) G. GALLO, rovinismo... p. 78.

Belgirate

Villa FontanaAlla fine dell'800 risale anche la Villa "Le Azalee", costruita dal conte Oscar Hierschel de Minerbi, ministro plenipotenziario in Messico, protettore dello scultore Leonardo Bistolfi. L'edificio è stato ristrutturato nel 1937.

Ca' Rezzonico


In the early years of the 19th century the palazzo was to became Jesuit College, however through complicated inheritance it finally came into the hands of the Pindemonte-Giovanelli family. In 1832 the family sold the entire furnishings and collections of the palazzo. Only the frescos remained in situ. In 1837 Ca' Rezzonico was acquired by Count Ladislao Zelinsky, he in turn let the palazzo to a succession of aristocratic tenants. In the 1880s it became the home of the painter Robert Barrett Browning, whose father Robert Browning, the poet, died in his apartment on the mezzanine floor in 1889. At this time the American portrait painter John Singer Sargent also had a studio in the palazzo.

In 1906 Browning ignoring an offer from the German Emperor Wilhelm II sold the building to Count Lionello von Hierschel de Minerbi instead. The extravagant, art loving de Minerbi (who refurnished the palazzo with objects d'art, sometimes in questionable taste) lived lavishly at the palazzo until 1935 when, like his predecessors the Bon family, the money ran out.

(Wikipedia)

In 1935, after lengthy negotiations with the last owner of the palace Count Lionello Hirschell de Minerbi, a Member of the Italian Parliament – Ca' Rezzonico was acquired by City Council of Venice to display the vast collections of 18th century Venetian art, which lack of space prevented its display in the Correr Museum. Ca' Rezzonico was opened as a public museum in 1936. 

 

TAV. III - Tavolo da muro; legno scolpito e dorato

Gambe assai mosse e unite da quattro
traverse sormontate al punto d’incrocio
da conchiglia, palmetta, fiori e rose.
Lungo le gambe e le sbarrette pendagli e ornati a bassorilievo; al ginocchio volute ad alto rilievo.
Fascia sagomata con fogliame intagliato
e conchiglia nel centro. Piano di marmo.
Principio del secolo XVIII. Alt. m. 0,87,
largh. m. 1,62, prof. m. 0,77 Venezia, Raccolta del conte Hierschel De Minerbi.
TAV. IV - Tavolo da muro in legno intagliato, scolpito e dorato

Gambe molto curve e fascia assai sagomata e festonata, sviluppatesi anteriormente a guisa di lunga cartella ornata da conchiglia che serve da centro ed intrecci e fogliame a basso rilievo i quali seguono tuta la linea della fascia e scendono lungo la gamba terminata a riccio. Piano di marmo incassato alt. m. 0,81, largh. m. 1,25. Prima metà del secolo XVIII.
Venezia, Raccolta del conte Hierschel De Minerbi

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